Programma

LE 5 PRIORITÀ

Pillole di programma

TORNARE A RESPIRARE

Giovanni Caudo sul TMB Salario

CURA DEL TERRITORIO E VERDE DI PROSSIMITÀ

Una delibera da fare subito, aderire al decentramento delle aree verdi fino a 5.000 mq dando attuazione a una delibera comunale della giunta Marino del 2015. Il primo municipio e il secondo lo hanno già fatto il terzo no.
Perché è importante farlo?
Perché il Municipio diventerebbe protagonista nella cura del verde di prossimità quello indispensabile per la vita dei bambini, dei ragazzi e di tutti i cittadini del quartiere e lo potrebbe dare in affidamento ai comitati, alle associazioni o insieme ai privati trovare le risorse per manutenerlo e curarlo.
Primarie, facciamone festa di popolo.

IL CICLO DEI RIFIUTI E IL TMB SALARIO///Pillole di programma

La mia posizione sul TMB in questo dialogo davanti all’ingresso sulla via Salaria con Stefania Pandolfi, del comitato di cittadini, e Christian Raimo, giornalista autore di reportage sui rifiuti a Roma.
Il primo risultato da ottenere: la puzza deve finire, i cittadini devono tornare a respirare, la salute non può aspettare!

LA REGOLA DI PONTE TAZIO///Pillole di programma

Monte Sacro è un luogo della bellezza e la bellezza va fruita da tutti. E’ un luogo della cultura e non solo confinato al nostro municipio. Solo bere e mangiare non basta per fare cultura, c’è bisogno di tornare a promuovere insieme ai cittadini e agli operatori iniziative che valorizzino la bellezza del luogo: musica, libri, reading, teatro di strada. Ma poi dormire non deve essere motivo di angoscia per i cittadini del quartiere, per questo proporrò la Regola di Ponte Tazio (proprio il ponte) che all’1.15 si chiude e deve calare il silenzio perché anche quello è cultura, è essenziale come il respiro.

GIOVANNI CAUDO PER IL MUNICIPIO III///Programma

I Municipi, pur avendo poteri e risorse inadeguate, sono il luogo per eccellenza in cui si pratica la rappresentanza di tutti i cittadini. Un luogo politico, nel senso della politica che serve a risolvere i conflitti insiti nel nostro vivere quotidiano. Nel nostro Municipio ci sono tassi di disoccupazione molto differenti tra le diverse zone; in alcune sono pari a una volta e mezzo quello del Comune. In certe aree la percentuale di stranieri è del 35%, in altre solo del 4%, differenze che riproducono in modo significativo le disuguaglianze che si registrano a Roma. C’è bisogno di attenzione e cura alle diverse domande: dentro al Terzo Municipio ci sono le differenze e le contraddizioni di una vera città. La politica deve tornare a reinterpretare la vita dei giovani: nel Municipio c’è un 10% di né-né, giovani tra i 15 e i 29 che non studiano e non lavorano. I Municipi ci danno la possibilità di tenere assieme un percorso di costruzione politica e la vita dei cittadini, di parlare il linguaggio misto di idealità e concretezza, aspirazioni e possibilità, prossimità e altrove.

I Municipi per dispiegare appieno il loro carattere urbano devono essere coesi con la città, chi li abita deve potersi muovere e accedere ai servizi – rari – di Roma. Ecco perché il modo in cui guardare al governo del Municipio deve poter integrare la dimensione della prossimità con quella di una strategia urbana. Il diritto alla città lo si pratica proprio nell’azione del governo del Municipio. Garantire il diritto alla città vuol dire favorire il vivere insieme dei cittadini in rapporto alle loro differenze e ai differenti luoghi e spazi.

La crisi di Roma non è una questione locale e non si riduce alla presenza delle buche, dei rifiuti per strada, dei topi, degli autobus che prendono fuoco e che soprattutto non passano. È questione di rilevanza nazionale, ma non per la pervasività dei fatti criminali, della corruzione e del malaffare o per la collusione tra politica e interessi economici. Questi sono epifenomeni che nascondono una questione più grave: la crisi di ruolo della Capitale del Paese. Roma non può più far finta di essere, la Capitale che è stata per tutto il Novecento e soprattutto ciò che è stata nel secondo dopoguerra. Invece di affrontare “la crisi” della città negli ultimi venti anni ci si è attardati riproponendo e perpetuando forme parassitarie di rendita Capitale. A Roma ogni dieci anni, infatti, si promuove un grande evento e si stressa ogni possibilità di programmazione e di ordinato sviluppo imponendo al suo posto la logica dell’opera, l’eccezionalità e l’emergenza, a quella della continuità nel perseguire un disegno strategico per la città.

È il momento di guardare in faccia la crisi, i cambiamenti intervenuti e di andare alle ragioni strutturali che attengono prima di ogni altra considerazione al ruolo e al senso della città Capitale. Roma è una città bloccata, è piuttosto prigioniera dello scontro tra il bisogno del cambiamento e la voglia di conservazione che si perpetua. A Roma non è vero che è tutto fermo semmai si tenta ancora di fermare tutto, di arrestare ogni possibilità di cambiamento.

Roma è una città dove le disuguaglianze si sono accresciute, il ceto medio impiegatizio si è impoverito e la fragilità sociale è il segno di rotture più profonde. Fratture sono intervenute nel sistema dei poteri della città; da qui le tensioni per ricomporre una stabilità degli interessi che non si contendono più il monopolio dei suoli edificabili ma i trasferimenti pubblici che finanziano le grandi opere e soprattutto i servizi a tariffa come l’acqua, l’energia, i rifiuti e i trasporti. Monopoli/oligopoli che valgono miliardi di euro ogni anno.

È necessario rinnovare in profondità il modo in cui si fa politica. La candidatura viene anche dal riconoscimento di un profilo tecnico e indipendente che combina saperi e cittadinanza. Il mio profilo politico è indipendente e ho un’idea della politica come inclusione di chi non riesce più a pesare e si è allontanato e ha spento il suo attivismo.

Rieducare alla speranza è oggi l’orizzonte più alto dell’azione politica. Tentare soluzioni nuove o immaginare scenari ma soprattutto dare un’anima empatica e mobilitante alle forme con cui la politica oggi si rappresenta è la cifra della candidatura.

Penso che sia possibile una scossa civica che possa oggi contaminare e rinnovare la proposta politica a sinistra.

Bisogna mobilitare le migliori energie del cambiamento, le passioni civili, le competenze di governo, le esperienze sociali. Spetta a noi offrire l’occasione di un campo aperto per elaborare un ambizioso progetto di città e selezionare una nuova classe dirigente in grado di attuarlo (…) Sarebbe la novità politica in grado di suscitare le speranze di rinascita della capitale. Sarebbe l’unico modo per battere la demagogia grillina e il ritorno della destra del malaffare.” [Walter Tocci 16 gennaio 2016]

Il Municipio tre può diventare il territorio dove sperimentare un laboratorio di costruzione di un nuovo modo di governare la città. È un territorio grande, che ospita una popolazione equivalente a quella di una città come Parma, sviluppato in epoche molto diverse, composito e stratificato socialmente. Ma non possiede i servizi di Parma.

La qualità della vita di noi che vi abitiamo è minata da diversi fattori critici (dalle strade piene di buche ai marciapiedi invasi dalla spazzatura, dalle attese infinite alle fermate degli autobus alla puzza nauseante del TMB Salario, dai posti mancanti negli asili nido alla povertà di spazi pubblici e di luoghi di aggregazione) solo in parte riconducibili alle responsabilità del Municipio. Ma questi fattori vanno affrontati ricollegandoli ad una dimensione più complessiva.

Un esempio per tutti: la Salaria è certamente una strada pericolosa, dove avvengono gravi incidenti legati al dissesto del manto stradale. Ma è anche il luogo del TMB che, a fronte di promesse non mantenute, continua ad appestare l’aria dei residenti di tanta parte del municipio. Ed è spazio di transito dell’alta velocità ferroviaria, della linea ferroviaria metropolitana. Vi è la sede di Sky ed è probabilmente la più famosa strada della prostituzione romana. Ha da un lato una grande area ferroviaria in parte dismessa e dall’altra un aeroporto. È un concentrato emblematico di questioni non trattate e non risolte, di potenzialità inespresse il cui risultato è il disastro che tutti conosciamo.

Il Municipio, per noi, deve diventare lo spazio politico in cui queste questioni non risolte e queste potenzialità inespresse vengono ridefinite e poste con forza all’attenzione del governo della città.

Due grandi novità sono atterrate su questa parte di Roma negli ultimi 10 anni, ma i loro effetti sono ancora in gran parte da governare e da accompagnare: da un lato la realizzazione del grande magnete di Porta di Roma, il centro commerciale più grande della città, che attrae ogni settimana migliaia di utenti anche da altri quadranti di Roma (18 milioni i visitatori annui); dall’altro l’apertura della metro B1, che ha finalmente collegato in modo più rapido il municipio con il centro della città.

Il grande magnete (220 negozi, ipermercati, 7.000 posti auto, 14 sale cinematografiche) è diventato luogo di afflusso di migliaia di ragazzi, laddove fino al 2007 non c’era nulla. Ma molto c’è da fare per far sì che questo quartiere (con le urbanizzazioni non completate e spesso con le luci spente) diventi realmente un pezzo di città e non resti una grande scatola dedicata al consumo di massa.

L’apertura delle stazioni di Jonio e Conca d’Oro ha modificato i flussi pendolari di migliaia di residenti, ma la paralisi da traffico permane e molto occorre fare per ridisegnare la rete degli autobus per avere un sistema di mobilità sostenibile realmente integrato.

Serve, in sintesi, un impegno diverso del Municipio per governare gli effetti dei processi di trasformazione nella chiave di un reale miglioramento della vivibilità dei nostri quartieri.

In questo senso, vogliamo dare vita nel Municipio III ad un “collettivo politico per Roma”, un luogo centrale dove si possano ritrovare tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso: chi è già di sinistra, chi viene a sinistra dagli altri luoghi della politica e per chi viene da sinistra.

La speranza di ricostruire una comunità e un percorso condiviso non può morire nella fatica quotidiana dell’organizzazione delle nostre vite, nello sfinimento degli spostamenti nel quartiere e nella città, nell’assenza di servizi e nei disservizi. Dalla rabbia siamo passati a una rassegnazione cupa: il simbolo di Roma, oggi, è un nastro di plastica gialla che circonda un ramo crollato, che nessuno raccoglierà. Siamo qui per togliere quel nastro, tornare a lavorare e vivere il Municipio come una comunità politica, con un orizzonte di speranza condiviso.

Le forze politiche che sottoscrivono questa piattaforma ne condividono tutti i princìpi ispiratori e si impegnano a rispettarli, attuarli e valorizzarli in ogni loro azione e iniziativa. In particolare, si impegnano a caratterizzare il loro profilo ideale, programmatico e organizzativo per favorire il massimo di contaminazione, di apertura con le risorse ideali, umane e organizzative di tipo civico e associativo presenti nel municipio e nella città.

Roma, 19 aprile 2018